Il fantasma e la berretta. Il morto che parla!

Annunziata Buggio

Il fantasma e la berretta è un racconto popolare del Settecento che ancora oggi rapisce gli appassionati di storie Ghost. E’ l’apparizione di un defunto che si mostra ad una ragazza presso le Catacombe di San Gennaro, tra realtà e paranormale.

E voi credete ai fantasmi? Napoli ha un rapporto speciale e privilegiato con il culto dei morti ed è anche la città con il più alto numero di presenze spettrali, fenomeni paranormali e casi misteriosi dai risvolti enigmatici; ma ciò che state per leggere ha dell’incredibile: questo è uno dei tanti racconti popolari rinvenuto fra gli archivi della nostra bella città, intrisa di occulto, paranormale, magia, superstizione e leggende che rivivono ancora oggi, nei luoghi e nella memoria.

«Dammi la mia berretta. Dammi la mia berretta»

Queste sono le parole pronunciate in un sibilo gelido che una giovane cameriera ascoltò una sera di metà autunno, mentre attingeva l’acqua dal bosco accanto all’osteria presso cui lavorava.
Dai racconti napoletani del Settecento si apprende che non lontano dalle Catacombe di San Gennaro e poco distante dal bosco verdeggiante di Capodimonte, vi era una rigogliosa osteria che dava conforto e ristoro ai viaggiatori e ai pellegrini in transito su Napoli. Era la meta prediletta di giovani e lavoratori che desideravano mangiar bene con pochi denari e saziare oltre al corpo anche lo spirito, ritagliandosi ore di svago prima di rincasare tutti a casa.

In quest’osteria lavorava una bella ragazza dal temperamento imperturbabile che serviva ai tavoli e per attirare le sue attenzioni, alcuni uomini si divertivano a raccontare storie fantastiche e surreali nel tentativo di spaventarla o incuriosirla e far breccia nel suo cuore. Una sera entrarono nella locanda due viaggiatori stranieri e chiacchierando fra loro di morti e di apparizioni spettrali, impressionarono la ragazza che li stava servendo; questa stuzzicata dalla storia e rispondendo ai due gentiluomini sulla questione, disse sfacciata di non avere nessuna paura, tanto è vero che sarebbe andata a prendere l’acqua al pozzo nei presso del bosco, nonostante la notte calante.
Un’altra persona di buon senso avrebbe rifiutato la proposta visto che stava calando la notte e inoltre per giungere il bosco bisognava prima passare davanti al cimitero e dopo quelle storie spettrali, chiunque ci avrebbe ripensato.

La ragazza non si perse d’animo, prese il suo secchiello e si incamminò fuori all’osteria per attingere l’acqua al bosco. Passando davanti alle Catacombe di San Gennaro, all’epoca le grotte erano destinate anche ad uso cimiteriale, vide seduto su una pietra sepolcrale, un uomo anziano dalla barba bianca e lunga con una berretta rossa in testa.
La notte calava sempre più fitta e le poche lampade di qualche casa non erano sufficienti ad illuminare il cammino e fra le ombre, la ragazza scambiò quel vecchio per lo stalliere della sua osteria e passandogli davanti, gli tolse da capo la berretta rossa, dicendo: «Te lo renderò al ritorno a casa».
Ritornò in osteria con la berretta rossa ed ebbe la meglio sui due forestieri, trionfando di orgoglio; appena ebbe finito di sbrigare tutte le faccende, salì in camera per coricarsi ma a mezzanotte in punto, sentì bussare forte alla sua porta e una voce flebile e agghiacciante sussurrava: «Dammi la mia berretta. Dammi la mia berretta».

La ragazza aprì la porta ma non vide nessuno e perplessa, pensando che lo stalliere fosse sceso, lanciò la berretta fuori dalla finestra, ma stranamente, questa come spinta da una forza misteriosa, tornò indietro come un boomerang. La ragazza, all’indomani, venendo a sapere che non si trattava del suo stalliere, cercò di rintracciare l’uomo misterioso della berretta rossa, credendo si trattasse di uno straniero. Niente, quell’uomo non si fece vivo.

Per molte notti sentì picchiettare alla sua porta e quella voce insistente chiedeva indietro la sua berretta rossa. Sentiva la sua voce ma come sempre, fuori non c’era nessuno e pensava che stesse sul punto di impazzire. Non poteva trattarsi di uno stupido scherzo?
La paura si stava tramutando in un incubo finché decise di confidarsi con il suo parroco che ascoltò la sua incredibile confessione. Per sfatare ogni dubbio, il parroco le organizzò una processione a favore delle anime dei defunti, sperando che avrebbe placato il fenomeno paranormale. Quel vecchio era in realtà un fantasma.

La sera del 2 Novembre si ebbe una lunga processione con fiaccolata dove presero parte anche i casali vicini che attraverso preghiere, canti, intonazioni, immagini votive e incenso, donavano conforto alle anime dei defunti presso le Catacombe di San Gennaro.
Infatti proprio durante la processione, fra centinaia di persone, la ragazza riconobbe il vecchio sprovvisto del suo copricapo: se ne stava lì, seduto, sulla stessa e identica pietra sepolcrale ed accigliato, la stava aspettando; la ragazza coraggiosa si avvicinò al fantasma e gli pose in testa l’agognata berretta rossa. Si sollevò un respiro profondo.
A quel gesto, la pietra sepolcrale si spalancò in una voragine abissale e l’uomo sprofondò misteriosamente.
Da quella sera la ragazza ritrovò la pace: quella voce agghiacciante smise di sussurrarle: «Dammi la mia berretta. Dammi la mia berretta» e la pietra sepolcrale dell’apparizione non fu mai rinvenuta, come a cancellare ogni traccia dell’accaduto.

Per tale ragione si raccomanda di non turbare la pace dei defunti, di non scherzare sulle loro tombe e di rispettare la loro memoria durante l’anno.

Curiosità: Si deve al famoso Editto di Saint Cloud, emanato da Napoleone Bonaparte il 12 giugno del 1804 una legislazione che riguarda le procedure e le norme nei cimiteri.
Si stabilì che i sepolcri venissero posti fuori alle cinta della città, esposte all’aria e in ambienti soleggiati e che fossero tutte uguali, per evitare discriminazioni tra i morti.
A Napoli si deve l’uso delle Catacombe, ovvero grotte per uso cimiteriale scavate nel tufo adoperate già in età classica dalla comunità cristiana residente sul territorio. Sono famose le Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e il Cimitero delle Fontanelle, rari esempi architettonici, archeologici, monumentali e religiosi, impiegati in tempi di guerra come rifugi antiaerei e visitabili tutto l’anno. Seconde per importanza dopo Roma.

[fonte tratta ed ampliata da: Leggende e racconti popolari di Napoli di Angela Matassa, Newton e Compton Editori].



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