Il Diavolo nel Convento dei Girolamini. La leggenda di una terribile persecuzione

Annunziata Buggio

Il Convento dei Girolamini ospita una leggenda molto inquietante: fu tramandato il celebre episodio che riguardò il nobile Carlo Vulcano, intenzionato a prendere i voti, il cui cammino spirituale fu turbato dalla presenza del Diavolo che sconvolse le sue terribili notti.

Il Complesso Monumentale dei Girolamini (Chiesa di san Filippo Neri) è senza dubbio, una delle più belle opere del Barocco napoletano, sorto nel 1592 nel cuore del centro storico di Napoli.
Vanta di al suo interno, di una superba Quadreria, la prima pubblica di Napoli che conserva e mostra ai visitatori, i migliori dipinti del Seicento, passando dalla scuola napoletana con le opere di Luca Giordano, Francesco Solimena, Battistello Caracciolo, Massimo Stanzione, Jusepe de Ribera fino a incontrare quella romana, toscana e bolognese fra cui i capolavori di Guido Reni; annessa sono incorporati due magnifici chiostri monumentali, il più piccolo detto il «maiolicato» il più grande chiamato «degli aranci». Questi immettono ai piani superiori, dove si accede all’Oratorio dell’Assunta e alla più antica e preziosa Biblioteca, seconda per rilievo in Italia, che custodisce manoscritti religiosi, volumi e libri antichi ben conservati che ne fanno un’eccellenza del nostro patrimonio culturale.
Nel 2010 arriva l’accordo che permette di includere il Convento dei Girolamini nel circuito dei musei di Napoli e di quelli ubicati in Via Duomo, lungo la «Via dei Musei».

La Biblioteca si è resa protagonista nel 2012 con l’infelice vicenda di cronaca giudiziaria del «Saccheggio dei Girolamini» legata al furto di ben quattromila volumi preziosi, sottratti al convento di nascosto e venduti clandestinamente all’estero. Il caso divenuto di portata nazionale, ha acceso i riflettori sull’importanza del sito storico da tutelare come bene dell’umanità.
Ora il sito museale, fra numerosi sforzi e iniziative tese a valorizzarne il patrimonio culturale, è tornato a risplendere attraverso un progetto, grazie all’accordo siglato tra l’Università Federico II e il Mibact, tra il rettore Gaetano Manfredi e la direttrice generale del ministero delle Biblioteche Rossana Rummo, che hanno lanciato da quest’anno, il nuovo corso di alta formazione in «Soria e filologia del manoscritto e del libro antico» il cui scopo è far diventare del museo, un luogo di studio e di ricerca.

Si sa che a Napoli, conventi e demoni suscitano nell’immaginario collettivo, una certa fantasia popolare: quali cause possono scatenare le forze del male in un’oasi di pace?

Un episodio citato dalle fonti è quello che vide coinvolti: il Convento dei Girolamini, il nobiluomo Carlo Vulcano e il Diavolo in persona. Non è inusuale trovare situazioni sinistre nei conventi napoletani, teatri di fatti e avvenimenti che vedono impiegate le forze del bene contro le forze del male, atti di magia e stregoneria celati fra antiche mura religiose.
Il perché di tanta magia è spiegato dal fatto che il centro storico di Napoli è ricco di energie antiche che rimandano ai culti egizi, greci e romani, su cui sono state erette molte chiese …

Carlo Vulcano e il Diavolo. L’Inferno al convento

Si narra che il nobile Don Carlo Vulcano Cavaliere di Sorrento, spinto dal volere paterno per apprendere l’arte della meditazione, entrò nel Convento dei Girolamini nel 1696 con l’intento di soggiornarvi e approfondire i suoi studi.

Era la sera del 4 maggio del 1696 quando fu svegliato di soprassalto nel cuore della notte da un terribile fracasso; apparvero nella sua cella, una moltitudine di ombre che lo spaventarono a morte. Fu tanta l’agitazione che fuggì invocando aiuto.
In suo soccorso arrivò il maestro dei novizi Niccolò Squillante che tentò di placare il suo terrore, convincendolo che si sarebbe trattato di un incubo e persuaso a tornarsene nella sua cella, invitato a riposare. Ma da quella sera, quelle visite sinistre continuarono per circa un mese a turbare l’anima del pover’uomo. Il convento ne risentiva: di giorno era un’oasi di pace ma di sera, al calar della notte, si tramutava in un vero inferno e si assistevano a lanci violenti di pietre, rotture inspiegabili di mobili, colpi e bussate alle porte, furti di oggetti, scritte latine che apparivano e scomparivano senza una reale spiegazione, voci sguaiate, strascichi di catene, gemiti e bruciature sugli abiti. Spesso venivano ritrovati monaci legati con il loro stesso saio, in preda a stati confusionali.

Dopo vari tentativi nel cercare spiegazioni e soluzioni plausibili, mentre accrescevano gli scongiuri e le preghiere per allontanare questa cattiva avversità, i monaci si convinsero che dietro quei terribili fatti, vi fosse in realtà la presenza del Diavolo, intenzionato a rubare l’anima di Carlo Vulcano (il suo obiettivo principale) inducendolo alla perdizione allontanandolo dalla via spirituale.
I monaci esausti di questi accadimenti che offendevano il luogo santo, chiamarono il padre priore che in via cautelare, decise di allontanare e mettere in salvo il giovane Carlo dal convento, al fine di placare tutte queste manifestazione diaboliche. Il caso volle che appena il giovane varcò l’uscio, quella sera stessa, il fenomeno si arrestò.

Il 20 settembre Carlo Vulcano fu affidato alle cure del convento del S.S. Salvatore a Capri ma anche qui, il Diavolo cominciò a mostrare la sua ferocia nei suoi confronti e negli altri; si accanì sulle suore inducendole alle tentazioni, andavano a fuoco oggetti sacri e mobili, si persero le chiavi di tutte le porte e cominciò a sparire cibo e denari.
Anche qui la situazione era tragica: Carlo era sempre intenzionato a prendere i voti tentando di fronteggiare ad ogni costo Lucifero che lo istigava e lo percuoteva continuamente.
Il 30 marzo del 1697 nonostante la vita difficile che gli rese il demonio e le violente percosse che riceveva, Carlo divenne prete: dal quel giorno in cui prese i voti, si udì distintamente un grido agghiacciante; il Diavolo abbandonò il convento e rinunciò per sempre alla sua anima e al tentativo di corromperlo.

Una delle possibili spiegazioni a questa vicenda, secondo l’esperto scrittore Mario Buonoconto è da individuare nella curiosità del nobile Carlo. La Biblioteca dei Girolamini, era impiegata come Scriptoria (molto in uso nel Seicento) sicuramente custodiva fra i suoi volumi, libri segreti di magia, negromanzia e stregoneria (imancabili in ogni convento che si rispetti) consultabili per ragioni di studio e per eventuali esorcismi da applicare.
Si presuppone che Carlo, recatosi nel convento, non perché spinto dal desiderio di meditare o assecondare la sua vocazione spirituale ma piuttosto per consultare di segreto i volumi proibiti per ottenere in cambio qualcosa, pare che qui abbia invocato e scomodato il Diavolo e gli spiritelli dispettosi, leggendo a voce bassa, le formule un rituale potente senza avervi segnato dapprima un cerchio di protezione. Potrebbe questa essere la vera ragione?

Ancora oggi, la leggenda, suscita un certo fascino sinistro…



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