I mestieri di Napoli: i nomi delle strade raccontano la loro storia

Carla Glorioso
I mestieri di Napoli: i nomi delle strade raccontano la loro storia
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Passeggiare tra i vicoletti di Napoli è un’esperienza magica perché permette alle giovani generazioni e ai nostalgici di respirare un’atmosfera ricca di tradizione, custode di abitudini, mestieri e significati antichi. Non tutti si soffermano a leggere i nomi delle stradine o dei vicoletti che affollano il cuore del centro antico di Napoli. Eppure sono proprio i toponimi urbani, ma in realtà sarebbe più corretto utilizzare il termine specifico di “odonimi” ( dal greco hodo’s, via, strada), nomi con i quali si intitolano strade, larghi e vicoli, a costituire uno straordinario patrimonio culturale, che sarebbe molto importante conoscere e preservare. Infatti, ogni odonimo non viene attribuito a caso ma, per una specifica ragione. Spesso è il risultato di secoli di storia e di trasformazioni economiche e sociali. Dietro ogni odonimo di Napoli si celano storie afferenti a personaggi o famiglie illustri ma soprattutto a mestieri e attività che non esistono più. Molti mestieri antichi sono infatti scomparsi, gli artigiani sono stati costretti a chiudere bottega e al loro posto sono sorte attività nuove, sicuramente più adeguate e funzionali ai nostri tempi. Ma fortunatamente, nella toponomastica cittadina, sono rimasti diversi odonimi di strade, vicoli e vicoletti che rimandano agli antichi mestieri lasciando una traccia indelebile della così detta “economia del vicolo” e delle “figure” professionali esercitate al tempo. I venditori che affollavano il vicolo sono oggi “figure” scomparse, sostituite dal meccanismo della grande distribuzione. Ciò che è venuto a mancare non  è solo la tipologia dei prodotti venduti ma un modo diverso di esercitare il proprio mestiere. I venditori non si limitavano a offrire i loro prodotti per puro guadagno ma facevano parte della vita di ognuno, ne arricchivano per così dire, lo stato di famiglia. Mario Stefanile scrive: [Il vicolo di Napoli] è un’entità che da urbanistica si fa economica e sociale, che condiziona decine (..) di famiglie”. Un’economia che si svolge perlopiù nei caratteristici bassi di Napoli.

Sono tante le vie delle Arti e dei Mestieri antichi a Napoli, qualcuna conserva ancora intatta la sua funzione altre, invece, hanno ceduto il posto a nuove attività commerciali. Di seguito un piccolo excursus sulle più suggestive e affascinanti strade di Napoli, specchio della società e della realtà economica e sociale che le ha identificate.

Le Vie dei Mestieri Antichi

Vico Impagliafiaschi:  Gli artigiani fabbricavano cesti e oggetti vari di paglia, così come la struttura per impagliare i recipienti di vetro detti “fiaschi” o dammiggiane. Caratteristici sono anche i cosiddetti “panari”, cesto in paglia con manico, generalmente legato ad una corda per essere calato dai balconi. Veniva riempito di spesa e utilizzato dalle signore per evitare la fatica delle scale. Gli artigiani richiamavano l’attenzione dei vicini con lo slogan: “ Tengo ‘a canesta, o ventaglio p’ ‘e furnacella, a scopa e ‘o scupillo”.

Vico Lammatari: la stradina è lunga 250 metri a pochi passi fra tre fermate della metro, Cavour, Museo e Materdei. Già a partire dal ‘600 si trovavano tracce di questa stradina nelle cartine di Napoli in quanto parte del territorio acquistato dal capitano spagnolo Giovan Ruiz Fonseca. L’odonimo “lammatari” è una deformazione dialettale del termine amitari, che indica gli amidari cioè i fabbricanti di amido. La strada era infatti, popolata da numerose botteghe che per secoli fornivano amido alle pasticcerie, ai sarti e alle lavandaie.

Vico Scassacocchi: è molto noto perché citato in molte opere teatrali tra cui “Napoli Milionaria” e nella commedia “Quei figuri di trent’anni fa” di Eduardo De Filippo. Il Vico viene anche scelto come ambientazione per la sceneggiata “La Smorfia” con Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro, trasmessa per la prima volta in Rai nel 1980. Vico Scassacocchi si trova tra Via dei Tribunali e Spaccanapoli e il suo nome trae origine dal fatto che un tempo si trovavano le botteghe degli sfasciacarrozze. Gli artigiani del posto costruivano ruote, stanghe e balestre riutilizzando il legno delle carrozze per poi vendere questi oggetti a buon prezzo. C’è anche un’altra versione circa l’origine del nome, questa volta si ipotizza che, trattandosi di un vico estremamente stretto, causava la rottura delle ruote ai carri e alle carrozze che l’attraversavano.

Via dei Calzolai: si trova nei pressi del quartiere di San Pietro a Patierno noto per il lavoro di riproduzione della scarpa usata a partire dalla fine dell’800. Questa strada vede la nascita di un’aggregazione socio-economica dei calzolai intorno agli anni ’70 del ‘900, periodo in cui si diffonde il commercio all’ingrosso della scarpa di blocco. Comparvero numerosi banchetti nell’attuale Via dei Calzolai che contribuirono alla ripresa economica divenendo un punto di forza per l’intero quartiere.

Vico dei Panettieri: precedentemente chiamato De’ Mosconi poi assume il nuovo toponimo fin dal secolo XIV per la presenza nelle vicinanze dei forni pubblici e del Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo, poi divenuto seminario arcivescovile e attualmente ospita le suore di Calcutta. Vico dei Panettieri ha ispirato la canzone di Carmela di Salvatore Palomba e musicata da Sergio Bruni.

Vicoletto Chiavettieri al Pendino: luogo popolato da botteghe artigiane dove i “chiavettieri” nella loro “puteca” fabbricava e vendeva chiavi.

Vico Figurari: prende il nome dalla figurara, la bottega che definisce tipicamente l’artigianato locale perché vi si lavorava e si lavorano tuttora pastori e statue di Santi di legno, stucco e cartapesta. Ma tale attributo è ricordato dal nome di vico Figurari dato alla strada che continua quella di S. Gregorio, a valle del decumano inferiore. Gli antichi figurari rappresentavano i loro personaggi traendo dal legno le figure del presepe e li rivestivano con gli abiti del loro tempo; solo dopo il XIX secolo è possibile riscontrare una prevalente presenza di botteghe artigiane la cui produzione piena e differenziata, è volta appunto non solo alla consueta galleria  di arte sacra ma viene arricchita di nuovi modelli, divulgati con tecniche del tipo “manichino”.

Via Arte della Lana: deve il suo odonimo all’artigianato tessile che svolge un ruolo importantissimo a Napoli a partire dall’alto Medioevo, infatti, la città viene denominata dagli arabi la “Napoli del lino”.



Comments to I mestieri di Napoli: i nomi delle strade raccontano la loro storia

  • Presso San Pietro a Patierno vi sono anche via dei falegnami e dei reggiollari,melangolari e centrangolari 🙂

    Alessia 2 maggio 2017 12:57 Rispondi

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