Guardare il mare dal Castel dell’Ovo.

Porto greco prima, castrum romano poi, per la villa paradisiaca di Lucullo. Rumore di piatti e pentole, tripudio di profumi. Estasi di pranzi riccamente apparecchiati. Ci si affaccia da Castel dell’Ovo e si vede il mare. Da un balcone i tavoli dei ristoranti e bistrot del borgo. Di notte, alla luce dei piccoli lampioni e di qualche insegna, sembra perfino recuperare l’antico fascino: vechi amici, pescatori di totani e telline, narratori che riportano di donne, di carte, di lunghe bevute a ridosso del mare. Ancora una volta, come i bohèmien, gli avventurieri anarchici di fine Ottocento.

Il mare nostrum si apparecchia a tavola:pesci di ogni razza e misura, teoria di vongole, ostriche, ricci, cozze, cannolicchi, tartufi, datteri, telline, cacciole e mammarelle”¦ bianco e gelato Greco di tufo o morbido e rosso Lacrima Christi. Ci si concede assaggi di cibi afrodisiaci in un’atmosfera esaltante e ricca di provocazioni, a filo di quel mare che, da sempre,sollecita e nutre tutti gli ardori dell’amore. Dal suo fondo arriva la danza nuziale più intensa che si possa immaginare, il canto epitalamico, la tarantella che batte tempi erotici: doppi sensi, rivalità , traversie da superare,accoppiamenti.Un intero ciclo di storie è dedicato al Guarracino che ieva pe’ mare, degno del più coraggioso Lancillotto, el più avventuroso dei Percival, che si contende l’amore per una sardella.

Dai fondali lussureggianti del golfo di Napoli , un minuzioso elenco di tutti i pesci oggi scomparsi, una danza filologica di specie marine estinte, madrine di un rito d’accoppiamento che passa dall’acqua alla tavola. La musica è una delle più belle e semplici tarantelle napoletane fatta per essere ripetuta innumerevoli volte, fino allo sfinimento dei danzatori. Una ballata voluttuosa che riproduce nelle figure il primo sguardo d’amore, il rifiuto verecondo, il consenso, la gelosia, la pace e i teneri sdegni, e le placide e tranquille ripulse, che tutto si risolve in slanci energetici e baccanti. Nella descrizione che fece Emmanuele Bidera, scrittore napoletano dell’Ottocento:”La contraddanza francese, il walzer tedesco, il bolero o il fandango spagnolo stanno innanzi alla tarantella come i barbari monumenti del Medioevo innanzi al Partenone venite a vedere la tarantella e confesserete che il popolo napoletano vi ha conservato quel bel ideale greco in questa “Psiche e Amore” ch’io ho veduto ballare quest’oggi”¦”.

Intorno a noi la montagna di tufo benedice quest’erotica perdizione. Nel ventre custodisce un uovo, fertile innesto del Virgilio Mago, che garantisce ogni protezione alla sua città .

Articolo tratto dal libro “101 cose da vedere a Napoli”.



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