Eduardo De Filippo

«Quando sono in palcoscenico a provare, quando ero in palcoscenico a recitare… è stata tutta una vita di sacrifici. E di gelo. Così si fa il teatro. Così ho fatto!» Questo è l’ultimo discorso pubblico al Teatro di Taormina, nel 1984 di Eduardo.

Eduardo De Filippo, è nato a Napoli nel quartiere Chiaia in via Bausan il 24 maggio 1900 ed e morto a Roma il 31 ottobre 1984, è stato un attore teatrale, commediografo e regista teatrale italiano, fra i massimi del Novecento. Senatore a vita della Repubblica e Cavaliere di Gran Croce.
Figlio illegittimo dell’attore e commediografo Eduardo Scarpetta e di Luisa De Filippo (sarta teatrale).

Crebbe nell’ambiente teatrale napoletano insieme ai fratelli Titina e Peppino, rivelando fin da giovanissimo straordinarie doti comiche. I tre fratelli lavorarono insieme negli anni venti sia nell’ambito del teatro dialettale che in quello più eterogeneo del varietà , della rivista e dell’avanspettacolo, raccogliendo quasi sempre delle ottime critiche.

La vita privata di Eduardo, frenetica e confusa nel periodo pre-bellico, trovò invece pace e serenità  negli anni della vecchiaia.

Tre sono state le donne importanti e straordinarie nella sua vita: Doroty Pennington (una giovane e colta americana che sposò nel 1928; il matrimonio fu annullato nel 1952 con sentenza del tribunale della Repubblica di San Marino, poi convalidata anche da quello di Napoli nel 1955)[4], Thea Prandi (madre dei suoi figli Luisa e Luca, sposata il 2 gennaio 1956) e, infine, Isabella Quarantotti, scrittrice e sceneggiatrice che sposò nel 1977, dopo che da tempo si era riconciliato con Peppino.

Nel corso di pochi anni sopportò gravi lutti familiari: prima la morte della figlia Luisella, nel 1960, poi quella della moglie (da cui si era peraltro separato l’anno prima), nel 1961, ed infine prima l’addio alle scene (1953) e la morte (1963) di Titina, la sorella da sempre “ago della bilancia” tra le forti personalità  di Eduardo e quella di Peppino. Due anni prima aveva avuto un malore durante una rappresentazione scenica e gli fu applicato un pacemaker. Ciò comunque non gli tolse quella grande vitalità  che lo contraddistinse per tutta la carriera.
Eduardo incontra Pirandello (1933). Nello stesso tempo Eduardo compose testi di vario tipo, molti dei quali rimasti a lungo inediti: il più antico tra quelli pubblicati è Farmacia di turno che risale al 1920 e che apre la raccolta Cantata dei giorni pari. Nel 1929 i tre De Filippo passarono nella compagnia Molinari e nel 1931 Eduardo scrisse per questa impresa artistica una delle sue opere più celebri, Natale in casa Cupiello interpretando la parte di Luca Cupiello. Successivamente Eduardo fondò, raccogliendo l’adesione dei fratelli, la compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo”, che tenne banco a teatro dal 1932 al 1944, anno in cui Peppino l’abbandonò per darsi al cinema.

La scatenata verve comica dei tre fratelli risaliva alle forme farsesche dell’antica commedia dell’Arte, che Eduardo conosceva bene avendola studiata e non condividendone la visione che gli studiosi avevano di essa: si dimostrò, infatti, critico verso l’agiografia degli attori che ne veniva fatta.

Eduardo sentiva il bisogno di abbandonare il “provincialismo” napoletano della compagnia o, per meglio dire, di confrontarlo con le forme più prestigiose del teatro contemporaneo: fu decisivo in tal senso l’incontro casuale con Luigi Pirandello, che ebbe come conseguenze una grande interpretazione dell’opera Berretto a sonagli nei panni di Ciampa (1936), la messa in scena di Liolà  e la scrittura della commedia L’abito nuovo.

Dopo un periodo di crisi artistica, dovuta soprattutto allo scoppio della seconda guerra mondiale e alle differenti scelte artistiche effettuate da Peppino, nel 1948 egli acquistò il semidistrutto Teatro San Ferdinando di Napoli, investendo tutti i suoi guadagni nella ricostruzione di un antico teatro ricco di storia, mentre Napoli viveva una triste stagione all’insegna della più assurda speculazione edilizia. Il San Ferdinando fu inaugurato il 22 gennaio 1954 con l’opera Palummella zompa e vola. Eduardo cercò di salvaguardare la facciata settecentesca dello stabile realizzando all’interno un teatro tecnicamente all’avanguardia per farne una “casa” per l’attore e per il pubblico. Al San Ferdinando interpretò le sue opere, ma mise in scena anche testi di autori napoletani per recuperare la tradizione e farne un “trampolino” per un nuovo Teatro.

Adottò il parlato popolare, conferendo in questo modo al dialetto napoletano la dignità  di lingua ufficiale, ma elaborò una lingua teatrale che travalicò napoletano ed italiano per diventare una lingua universale. Non vi è dubbio che l’azione e l’opera di Eduardo De Filippo siano state decisive affinchè il “teatro dialettale”, precedentemente giudicato di second’ordine dai critici, fosse finalmente considerato un “teatro d’arte”.

Eduardo e TotòTra le opere più significative di questo periodo meritano una citazione particolare Napoli milionaria! (1945), Questi fantasmi! e Filumena Marturano[2] (entrambi del 1946), Mia famiglia (1953), Bene mio, core mio (1956), De Pretore Vincenzo (1957), Sabato, domenica e lunedì (1959) scritto apposta per l’attrice Pupella Maggio nei panni della protagonista.

Il teatro di Eduardo De Filippo va oltre la comicità  “campana”, supera i confini del teatro dialettale per diventare teatro puro e senza confini. Eduardo non abbandonò mai il suo impegno politico e sociale che lo vide in prima linea anche ad ottant’anni quando, nominato senatore a vita[3] lottò in Senato e sul palcoscenico per i minori rinchiusi negli istituti di pena. Nel 1962 partì per una lunga tournèe in Unione Sovietica, Polonia ed Ungheria dovè potè toccare con mano la grande ammirazione che pubblico ed intellettuali avevano per lui.

Tradotto e rappresentato in tutto il mondo, combattè negli anni sessanta per la creazione a Napoli di un teatro stabile. Continuò ad avere successo e nel 1963 gli venne conferito il “Premio Feltrinelli” per la rappresentazione Il sindaco del rione Sanità  (da cui nel 1997 sarà  tratto un film interpretato da Anthony Quinn).

Del 1973 è Gli esami non finiscono mai, allestito con successo per la prima volta a Roma: tale commedia gli permise di vincere il “premio Pirandello” per il teatro l’anno successivo. Dopo aver ricevuto due lauree honoris causa (prima a Birmingham nel 1977 e poi a Roma nel 1980) nel 1981 fu nominato senatore a vita e aderì al gruppo della Sinistra Indipendente. Quando morì, la camera ardente venne allestita al Senato e fu sepolto al cimitero del Verano, dopo solenni esequie trasmesse in diretta televisiva, e dopo il commosso saluto di oltre trentamila persone.

Nel teatro italiano, la lezione di Eduardo resta imprescindibile non solo per quanto concerne la contemporanea drammaturgia napoletana (Annibale Ruccello ed Enzo Moscato) e tutta quella fascia di “spettacolarità ” tra cinema-teatro-televisione che ha riconosciuto in Massimo Troisi il proprio campione; ma tracce dell’influenza di Eduardo si riconoscono anche in Dario Fo ed in tutta una serie di giovani “attautori” come Ascanio Celestini (soprattutto in merito al linguaggio) o di personalità  sconosciute al grande pubblico che lavorano nell’ambito della “ricerca” (si ricordi ad esempio Gaetano Ventriglia).

Da wikipedia.

Alcuni video su Eduardo De Filippo

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