Arte Underground – LINEA 1

Grande Napoli
Arte Underground – LINEA 1
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It’s happening in Naples.
Ho girato diverse città , sia Europee che Mondiali, e dico con tutta onestà  che la Metropolitana di Napoli è una delle più belle e interessanti mai viste. Questo anche perchè è stato promosso il progetto Stazioni dell’Arte, ossia rendere le stazioni dei luoghi d’arte, abbellite con sculture, mosaici e pannelli decorativi.

Con la costruzione della Metropolitana gli spazi si sono mescolati e, come accade spesso in questa città , il sotto mangia il sopra e il sopra cita il sotto. Dalla stazione Dante, ci si congeda con un po’ di nostalgia: Port’Alba, la confusione della Piazza, il caffè Mexico e il sommo poeta che ha sempre qualcosa di interessante da suggerire. Eppure se si sta ad ascoltarlo, il dialogo continua anche sotto sui  binari, mentre una veloce scala mobile si conduce ai treni. Un pezzo di “convivio”, una citazione in neon lampeggiante e colorata, è il corpo di Queste cose visibili di Joseph Kosuth. Pietra etnea a lastre e cubetti, Gae Aulenti cita Vanvitelli, rispettandone l’architettura settecentesca.

Comodamente trasportati da modernissimi tapis roulant e scale mobili, è possibile ammirare luce-grigio e frammenti di autoritratto anonimo di Carlo Alfano, seguire con lo sguardo la parete del piano inferiore occupata, per la sua intera lunghezza, da senza titolo di Jannis Kounellis: una grande pennellatura di acciaio sulla quale sono fissate putrelle, simili a binari, che bloccano diverse paia di scarpe maschili e femminili, locomotive di trenini giocattolo, un soprabito e un cappello. Più avanti, due versioni di intermediterraneo di Michelangelo Pistoletto, un’opera specchiante in cui è tracciato il profilo del bacino del Mediterraneo, e nell’universo senza bombe, regno dei fiori di Nicola De Maria, si viene rapiti da una moltitudine di piccole forme geometriche e sette coloratissimi ovoidi (tanto simili a palloncini), grossi e sporgenti, in un lungo mosaico che dal pavimento sale fino al soffitto.

Ci si perde nell’immaginazione e si verifica con la targhetta. La risposta non sempre è quella giusta, come vuole la regola dell’arte contemporanea che avvia viaggi imprevisti, perfino al suo stesso creatore. Prima fermata Museo, stazione Neapolis: intonaco rosso e pietra vesuviana, una citazione del museo archeologico, nella struttura e nella scelta delle opere. Al primo ingresso una copia dell’Ercole Farnese, opera dell’Accademia delle Belle Arti, in Via Costantinopoli, altro ingresso la testa Carafa. Un’anteprima fotografica è uno speciale invito a visitare il museo. Il viaggio è attraverso il  mondo antico, con Anamnesi e la serie degli atleti e delle Danzatrici, nelle foto di Mimmo Jodice, ispirate alle celebri sculture della Villa dei Papiri. Una copia del Laocoonte con in figli avviluppato dai serpenti, con particolari ingigantiti nelle fotografie alle spalle. Una riproduzione ottenuta da un calco in gesso, conservato all’accademia, realizzato dalla storica fonderia Chiaruzzi.

Il viaggio prosegue su tutta la Linea 1 la stazione Materdei con la guglia in acciaio e vetri colorati, il monumentale mosaico marino di Sandro Chiaia e i solidi geometrici di Ettore Spalletti, la Salvator Rosa, vero capolavoro di questo enorme progetto metropolitano a cura dell’atelier Mendini, pluripremiato per questa realizzazione. L’enorme spirale luminosa della stazione Vanvitelli nell’interscambio con le sue tre funicolari e la fermata Quattro Giornate con la sua grande struttura metallica di Renato Barsiani e i due bronzi di atleti di Lydia Cottone, sistemati tra le aiuole dei giardini. Confusi dalla folla di viaggiatori, passanti e studenti del vicino liceo. Ultima fermata, sotto la direzione di Achille Bonito Olivia, quella del Rione Alto.



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