Almelinda d’Ettorre: la veggente napoletana di vico dei Zuroli

Annunziata Buggio
Almelinda d’Ettorre: la veggente napoletana di vico dei Zuroli
Vota questo articolo

Il caso di Almelinda d’Ettorre, la veggente di vico dei Zuroli, impressionò tutta Napoli alla fine dell’800 con le sue profezie; soltanto un vico e alcune cronache dell’epoca, ci rammentano quel mondo onirico e magico che è lo spiritismo napoletano.

Siamo alla fine dell’800 intorno al 1898 circa, nel clima fiorente della Belle Epoque; un decennio breve ma intenso segnato dal pensiero positivo e dall’ottimismo, dal desiderio di libertà, dall’innovazione e senso estetico; un periodo prolifico per la cultura e le arti. E proprio in quest’ottica di vigore per la vita, si svilupparono nuovi interessi per l’esoterismo, lo spiritismo e le materie scientifiche e filosofiche.
Napoli, di certo, non passava inosservata da questo punto di vista.

Furono celebri i casi di noti medium come Eusepia Palladino, Pasquale Erto e Nino Pecoraio, fra i nomi più accreditati nel campo dello spiritismo italiano, e a questi si affiancarono alcuni casi minori che tra curiosità e fantasia, suscitarono l’interesse popolare; personaggi particolari etichettati veggenti, santi o mistici e fra questi, il caso di Almelinda d’Ettorre.

Sfogliando i giornali dell’epoca che riportarono la notizia, si apprende che la signorina Almelinda d’Ettorre abitava in vico dei Zuroli (derivante dal nome di una famiglia che abitava nei pressi del Pio Monte della Misericordia) al civico 2, nel cuore del centro antico di Napoli, precisamente a Forcella e passò ai fatti come veggente: Almelinda sosteneva di avere visioni sul futuro per cui formulare profezie, di essere in contatto diretto con Cristo che le avrebbe preannunciato la sua morte e resurrezione. Un caso che catturò e suscitò l’interesse popolare, soprattutto fra i vicoli di Forcella e c’è chi sostenne che in fin dei conti, tutta questa vicenda avesse del «miracoloso» oltre che del paranormale

Almelinda d’Ettorre era una ragazza di buona famiglia, sana, molto intelligente e amava dipingere; aveva soltanto 25 anni quando ebbe le sue prime visioni: improvvisamente annunciò alla famiglia profezie apocalittiche sul suo imminente futuro.
Gesù Cristo le aveva rivelato in visione mistica, rapita in una trance medianica, il giorno della sua morte che sarebbe avvenuta il 9 agosto dello stesso anno, e la sua morte sarebbe stata annunciata al mondo attraverso un segno divino: un terremoto, un eclissi di sole, un uragano, la comparsa in cielo di una croce nera. Lei era stata predestinata per mettere al mondo il nuovo Messia; infatti dal suo racconto si apprende che il giorno seguente alla sua morte, il 10 agosto, Almelinda sarebbe risorta e avrebbe partorito Gesù bambino che avvolto da un velo bianco, sarebbe stato visibile a tutti per qualche giorno.
Verità, pazzia o blasfemia? Santa o indemoniata?

Sta di fatto che inizialmente le sue visioni furono derise dalla sua famiglia e con il passare dei giorni, il suo stato si accentuò e fu considerato di pura pazzia ma l’intera comunità del vico, al sentire queste strane profezie, si strinse intorno ad Almelinda quasi a proteggerla e a crederle, attribuendole l’alone di santità e dono di veggenza. Di porta in porta, da vico in vico, la sua fama crebbe e acquistò anche una certa cedibilità nei ceti più altri e tutti iniziano a temere l’avvicinarsi della profezia.
Era giunta davvero la fine del mondo? (Almelinda poteva essere considerata una veggente alla pari di Bernadette di Lourdes, considerando il periodo storico?).
I giornali si interessarono al suo caso e anche i più scettici in materia, restarono affascinati e cominciarono a seguire la sua storia come un reality all’interno di vico dei Zuroli.

La casa di Almelinda era abitualmente visitata tutto il giorno da numerosi ospiti, dai familiari, amici, curiosi, giornalisti e medici, e tutti rimasero impressionati dalla fermezza che ella trasmetteva nel raccontare le sue profezie; anche il padre, la madre e i fratelli (dapprima scettici) sostennero a cuore aperto le sue visioni e nessuno più osava contraddirle. Sembrava una santa predestinata a cambiare le sorti del mondo, il cui cambiamento iniziava da Napoli, una città talmente benedetta e martoriata da millenni, fra martiri, santi e mistici.

Solo gli esperti di tali fenomeni sembravano storcerle il naso: infatti noti medici che recavano visita ogni giorno alla veggente, avevano intuito che non si sarebbe trattato di un caso paranormale o mistico ma di un caso clinico, legato all’aspetto psichico della ragazza; queste visioni che Almelinda sosteneva di vedere, suggestionavano anche la famiglia; tutti sembravano contagiati o esser affetti da forme di illusioni e da fenomeni di isteria.
Come si spiegava? Almelinda era davvero una veggente o le sue visioni erano frutto della pazzia?

Con l’avvicinarsi del giorno della sua morte, i suoi più fervidi sostenitori, curiosi e fedeli si erano riuniti per prepararle il funerale: avevano dato disposizioni sulla bara, gli addobbi, i canti, le preghiere da recitare durante l’esequie.
Intanto, Almelinda, sembrava peggiorare di giorno in giorno, allettata, in preda ad attacchi deliranti, visioni in cui profetizzava cose. I giornali pubblicavano seguivano la vicenda da vicino, declamandola santa.
Il giorno della sua presunta morte profetizzata il 10 agosto, con grande meraviglia di tutti, la povera ragazza, la veggente di vico dei Zuroli, non morì; i segni divini annunciati non apparvero: il cielo non si oscurò, nessuna croce nera comparve, il sole non si eclissò, nessun terremoto o uragano si manifestò e nemmeno la morte del Papa Leone si avverò. Miracolo!

La Chiesa dal canto suo si oppose a tale vicenda, definendo il caso di Almelinda d’Ettorre come fenomeno di possessione demoniaca, affetta da uno spirito maligno e immondo che dirigeva la sua mente malata. I giornali liberali e anticristiani, invece, incrementarono l’attenzione sulla questione calamitando l’attenzione pubblica per guadagnarsi qualche soldo in più mentre la politica preferiva non esporsi troppo.

Come finì la storia? Per Giuliano Kremmerz alla nascita Ciro Formisano, scrittore, esoterista, alchimista di Portici, con interessi e applicazioni che spaziavano dal campo della psicologia alla filosofia, il caso di Almelinda d’Ettorre da pronunciarsi con cautela, era da inquadrare nei fenomeni di natura psichica facilmente dimostrabili, una forma di isteria di disturbo mentale o come sostenne l’autore nel suo volume «Mondo segreto» «…tutto ciò che ho scritto finora, troveranno che il fenomeno, meno i chiassi e la reclamè, rassomiglia a tutti gli altri che, in proporzioni più piccine, si manifestano in tutti i piccoli ispirati e spiritati dello spiritismo volgare…».

Insomma Napoli aveva perso un’aspirante veggente e acquistato una nuova leggenda in più.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caricando...
Menu