Al teatro Politeama va in scena: La morte di Danton

La morte di Danton è un’opera appassionata dello scrittore Georg Büchner, scritta in sole 5 settimane tra il gennaio ed il febbraio del 1835 che racconta gli ultimi giorni del Terrore e la tragica fine di un personaggio simbolo della rivoluzione francese: Georges Jaques  Danton.

Lo spettacolo diretto dal grande regista Mario Martone, la cui traduzione è affidata ad Anita Raja,  viene messo in scena a partire dal 26 Aprile fino al 7 Maggio al Teatro Politeama,  per la stagione teatrale dello Stabile di Napoli.

 

Il  ricco cast di attori composto da Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Totò Onnis, Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello, Maria Roveran, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta, fanno della morte di Danton un’opera ricca, di personaggi con ognuno la propria storia, pronta ad essere raccontata  fatta  di tante sfumature e  di particolari che arricchiscono ancor di più la trama.

Molteplici sono gli elementi di innovazione all’interno di questo spettacolo, uno di questi è sicuramente il ruolo degli attori che non si limitano a recitare sul palco ma che fanno vivere i loro personaggi  in platea, tra il pubblico. La platea diventa, dunque un tutt’uno con il palcoscenico, che si trasforma per l’occasione  in  una vera e propria  strada parigina, fatta di gendarmi, prostitute, mendicanti.

Martone,  crea infatti per quest’opera  un’atmosfera  che trasporta il pubblico in una dimensione più ampia e coinvolgente, caratterizzata  da scenari mutevoli e dinamici. Le luci affidate a Pasquale Mari sono anch’esse un elemento fondamentale che arricchiscono l’opera dando un certo realismo, come può essere un semplice riflesso  di luce che trapela dalle sbarre della prigione che ospita Danton e i suoi seguaci, o anche solo il gioco di ombre che si viene a creare per i  personaggi durante i loro monologhi e riflessioni introspettive. Tutto, in questo spettacolo viene curato con dedizione, dal suono affidato a Hubert Westkemper fino ai  fedelissimi i costumi di scena che rimandano ad un tempo lontano, curati da Ursula Patzak.

La vicenda

Lo spettacolo in due atti, vede  la contrapposizione dei due personaggi Georges Jaques  Danton e Maximilien Robespierre, prima compagni durante il compimento della  rivoluzione, in lotta contro la monarchia e il potere aristocratico, dopo, avversari durante l’instaurazione della Repubblica.

Danton, interpretato da un grandioso, Giovanni Battiston, è un personaggio dedito ai piaceri della vita, come l’amor carnale, con donne sempre diverse dalla propria moglie, avvezzo all’alcool, alla frequentazione di ambienti poco rispettabili; Robespierre invece, maggiormente dedito alla politica, preferisce  condurre una vita “retta” fatta di obblighi e di moralità, pronto a combattere la corruzione e il vizio attraverso la temibile arma del terrore: la ghigliottina.

Se Danton,viene mostrato come un personaggio ricco di fragilità e debolezze tipiche della natura umana,  tanto da mettere in dubbio l’uso della ghigliottina, e pronto a chiedersi dove possa terminare la legittima difesa e quando invece  si diventa assassini, il personaggio di Robespierre interpretato  magistralmente dall’attore Paolo Pierobon,  sembra non avere dubbi a riguardo: è giusto “colpire le teste per salvare la patria”.

 

Robespierre si rivela a differenza del suo  ex compagno di rivoluzione, un  uomo  sicuro di se e delle sue idee, per quanto radicali esse possano sembrare agli altri, è pronto mediante il terrore a sacrificare tutti in cambio della libertà. Robespierre si fa dunque  promotore di virtù e di una certezza: che “nessuno innocente sia mai  morto con la ghigliottina”.

Lo stile di vita di Danton, e le sue idee moderate, in un’epoca fondata sul radicalismo, portano, dunque  Robespierre e il comitato di salute  pubblica a decidere della sua sorte e di quella dei suoi seguaci.

Se nel primo atto, molto si rivela della personalità dei due protagonisti della rivoluzione, il secondo, si incentra, sulla triste sorte di Danton che pur di non allontanarsi dalla sua patria, sceglie di affrontare il suo destino e di  essere giudicato, portando la sua innocenza nelle aule di tribunale. A nulla però serve la sua appassionata difesa, dove le protagoniste sono le sue gesta e la sua fedeltà alla repubblica. La giuria, scelta accuratamente  proprio per condannarlo, fatta di dubbie personalità,  come  un uomo  privo di udito, uno perennemente ubriaco e di due uomini abilmente  corrotti, è pronta a enunciare la sentenza di morte per Danton  e gli altri che devono andare alla ghigliottina, perché  è il popolo a volerlo.

Dalla sentenza di morte in poi, le scene che si susseguono  per lo spettatore sono  molteplici e  tutte ricche di patos, si passa dall’esecuzione dei prigionieri, alla disperazione delle donne dei condannati, ad una fievole intonazione dell’inno francese da parte di una donna del popolo,  fino alla visione  inquietante della ghigliottina che prepotentemente prende la scena, zittisce tutti i personaggi  e che con la sua presenza accompagna la fine  dell’opera.

In scena la teatro Politeama (Via Monte di Dio n. 80) dal 6 aprile al 7 maggio.  Per acquistare i biglietti: https://www.teatrostabilenapoli.it/evento/morte-di-danton/



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