25 Aprile. La guerra è finita!… Anche a Napoli

Valentina Cosentino

E’ vero sono passati moltissimi anni e qualcuno potrebbe pensare, soprattutto i più giovani, che forse, non ha più molto senso questa festa della Liberazione e che forse, più in generale, non ha più tanto senso ricordare la guerra.

I segni lasciati da quei giorni tremendi non si leggono quasi più, anche se Napoli la guerra l’ha vissuta in pieno, e che dimenticare e lasciarsi tutto dietro le spalle sarebbe meglio.

A Napoli ci sono stati i bombardamenti, i tedeschi, gli americani, si sparava per le strade, c’è stato il mercato nero… insomma la guerra, quella vera… e allora, si può e, soprattutto, si deve dimenticare?

Il napoletano un po’ per la sua natura bonaria che tende a scordare il male e ricordare solo le cose buone, e un po’ per quel suo naturale ottimismo, e poi perché oggettivamente è passato molto tempo e le ferite della guerra sono state tutto sommato risanate, di questo recente passato tende a voler dimenticare.

Eppure sarebbe bene ricordare per molti e validi motivi.

Partiamo dalla data… Cosa accadde a Napoli il 25 Aprile?

In realtà a Napoli non accadde proprio nulla.

La città, in effetti, era già stata “liberata” alla fine del 1943 con il primo sbarco delle forze alleate, anche se si continuò a combattere, ed in maniera decisamente cruenta, almeno fino ai primi di maggio del 1945 quando poi la guerra finì per davvero.

Questa del 25 Aprile 1945 fu scelta come data simbolica perchè fu il momento finale della liberazione di tutta la penisola dal dominio nazi – fascista, che portò poi alla fine della guerra di lì a poco. Ma l’importanza reale della data poco conta, l’importane è il valore di quello che questa data vuole ricordare. E vuole ricordare, a mio avviso, la gioia per un dolore che finalmente stava per finire, il dolore per quella guerra che aveva straziato le città italiane, da nord a sud, per tutti quegli anni, e che finalmente sia allontanava.

Napoli, in particolar modo, si trovò divisa già nel 1943 tra Tedeschi ed Anglo – Americani, ben 181 furono i bombardamenti solo quell’anno. Fu, infatti, la prima grande città che gli Anglo-Americani occuparono nella loro risalita lungo la penisola e la città si trovò letteralmente tra due fuochi, da un lato i Tedeschi che scappavano dall’altro gli Alleati che il 1 ottobre, entrando in città, iniziavano a risalire la penisola.

Le ferite di questa battaglia cruenta che si svolse per le strade della città ancora si riescono a cogliere qui e lì, e ostinatamente fanno capolino, per chi sa e vuole leggerle.

Santa Chiara, ad esempio, con il suo celebre chiostro maiolicato, era ridotta ad un cumulo di macerie, la chiesa, intendo, perché il chiostro si salvò miracolosamente dal bombardamento. Pochissimi forse sanno che è stata interamente ricostruita sul disegno originale. Sembra intatta, ma il tetto non più in legno e le tombe dei grandi d’Angiò sono state ricostruite e non tutti i pezzi, a guardare bene, sono tornati al loro posto.

Se poi scendiamo in quel sottosuolo che oggi abbiamo imparato a riscoprire (vedi Napoli Sotterranea) è facile qui e lì trovare segni del passaggio di quanti scendevano lì sotto per trovare rifugio durante i bombardamenti.

Oggetti d’uso quotidiano, giocattoli, scritte sui muri, che raccontano le storie di uomini e donne che hanno vissuto qui giorni di angoscia e di incertezza sotto le bombe e hanno trovato, a volte, l’amore.

Il 25 Aprile per tutti loro dovette essere una data importante, iniziava la speranza, la guerra finiva, o almeno stava per finire.

Ed allora il 25 Aprile deve essere oggi, per noi, memoria di questa speranza, non ricordo della guerra, ma memoria degli uomini che hanno sofferto, memoria del loro dolore per far davvero in modo che nessuno, quel dolore, quella tristezza e quell’angoscia debba soffrirla mai più.

Ma allora che sia davvero 25 Aprile e si gridi ancora “La guerra è finita!”

Ricordiamo, oggi, non più il dolore, ma la speranza, la gioia per la fine di quel dolore, di quell’angoscia, festeggiamo la speranza di una liberazione da ogni nemico, un nemico non necessariamente materiale, ma da ogni nemico invisibile, come la paura, il dolore, l’angoscia, la tristezza, insomma da ogni piccola, grande guerra che ancora oggi si combatte sotto l’azzurro cielo di Napoli.

E allora sì anche oggi gridiamolo forte “La guerra è finita!”



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